Come posso aiutare mio figlio?

Ulteriori dettagli: 
Buongiorno dottoressa, non so se può aiutarmi. Ultimamente mio figlio di 9 anni soffre di episodi di panico notturno: circa una volta a settimana si sveglia urlando, è impossibile calmarlo, a me sembra sveglio, ma in realtà l'indomani non ricorda nulla. Questi episodi sono presenti da circa 3 mesi. Pensavo fosse una cosa passeggera, forse legata al fatto che da settembre fa parte dei boy-scout, sta facendo nuove esperienze e conoscendo tante persone nuove. Ho chiesto agli organizzatori se fosse successo qualcosa, ma loro mi hanno assicurato che non è accaduto nulla. E' un bambino molto sicuro di sé, intraprendente e attivo. Come posso aiutarlo? Grazie per l'attenzione.
Risposta: 
Cara mamma buongiorno e grazie per averci scritto La rassicuro subito dicendole che gli incubi notturni sono fisiologici nella crescita del bambino e sono molto frequenti tra i 2 e 10 anni. Molto spesso, generalmente tra i 2 e i 6 anni, i bambini manifestano la PAURA DI ANDARE A LETTO, una sorta di opposizione al sonno. La fascia di età indicata è contraddistinta da grandi conquiste motorie, linguistiche ed emotive, il bambino sperimenta l’autonomia e la consapevolezza che non tutto è sotto il suo controllo. Spesso i bimbi reagiscono mettendo in atto uno “stop” ai progressi quotidiani, uno stop alla crescita. Il rifiuto di andare a dormire viene giustificato con la paura dei mostri, piuttosto che del buio o della presenza di pericoli minacciosi; il bambino ha bisogno della presenza della mamma per ricevere rassicurazioni e abbandonarsi al sonno. In questi casi è utile accompagnare il bambino nella fase di addormentamento, nelle modalità di seguito indicate: • Creare un rituale della buonanotte, da mettere in atto tutte le sere • Restare seduti accanto al bambino finché non si addormenta • Lasciare la luce della notte accesa • Raccontare una storia rassicurante Gli INCUBI iniziano generalmente a tre anni e sono molto comuni tra i tre e i 10 anni, fase della vita in cui il bambino è dotato di una grande fantasia e di grandi aspettative su se stesso rispetto al consenso sociale. Durante l’incubo il bambino può piangere, gridare, muoversi in modo agitato e chiamare aiuto. Il sogno che spaventa resta ben impresso nella mente del bambino durante il giorno. Spesso, è proprio il ricordo di un incubo ad alimentare la paura di addormentarsi e rifare un altro incubo. Un incubo può presentarsi occasionalmente o in modo ripetitivo. Generalmente la costanza con il quale un incubo si presenta può rappresentare una risposta a situazioni di stress o, più semplicemente, può essere la risposta a situazioni attuali che possono provocare ansia. Alcune situazioni come il cambiamento di fasi della normale routine, la nascita di un fratellino, i cambi di residenza, l’inizio della scuola, il cambio di scuola, l’adesione ad un nuovo gruppo come quello dei boy-scuot o la perdita di un affetto in famiglia, separazioni, possono rivelarsi stimoli per un sonno disturbato e costellato da incubi, risvegli e paure notturne. Capita anche che un incubo è semplicemente la risposta ad un qualcosa di poco chiaro che succede in famiglia o a delle preoccupazioni che vive di riflesso ma di cui non ne comprende a pieno il significato o molto semplicemente è la risposta alla visione di un film con scene non adatte alla sensibilità emotiva dei bambini. Ricordiamoci che dai tre ai 10 anni i bambini tendono a fantasticare molto sulle cose che vivono, meno chiare e comprensibili sono le situazioni che vivono e più la loro immaginazione lavora. Ad un bambino spaventato per un brutto incubo, deve essere offerta tutta la rassicurazione possibile: bisogna farsi raccontare il sogno e dare evidenza che il sogno non è altro che la liberazione della fantasia durante il sonno, e che ciò che si è sognato non ha nulla a che vedere con la realtà. Deve essere fornita rassicurazione che non esistano né mostri né fantasmi, né creature pericolose, che animali feroci si trovano altrove, etc. Non bisogna parlare dell’incubo la sera stessa ma aspettare il giorno dopo, momento in cui il bambino è più sereno. Nel farsi raccontare il sogno bisogna imparare ad ASCOLTARE EMPATICAMENTE IL BAMBINO e capire quale possa essere la motivazione (cambio scuola, partecipazione boy-scout, etc). La motivazione non deve essere per forza negativa – il solo cambiamento è in grado di generare ansia, l’ansia non sempre è negativa in quanto mette in campo risorse (es: socializzazione, nuove capacità, etc). Comprendere la motivazione ci aiuta a parlare della situazione/evento che genera emozioni negative e/o contrastanti, empatizzare con il suo stato d’animo, creare intimità emotiva e aiutare il bambino fronteggiare la situazione e lo stato emotivo suscitato con soluzioni e risorse nuove o già presenti in lui. Consigli per prevenire la comparsa di incubi: • Ridurre situazioni di stress nella vita del bambino e parlare chiaramente di situazioni poco chiare e che possono essere fonte di immaginazione • Parlare delle novità che il bambino vive e empatizzare con il suo stato d’animo • Tenere accesa la luce notturna • Parlare dell’incubo il giorno dopo suggerendo al bambino di disegnare/dipingere ciò che ha sognato ed aiutandolo ad esplicitare le sue paure • Parlare delle paure e aiutare il bambino a distinguere tra realtà e immaginazione • Parlare delle paure e allenare il bambino a trovare strategie nuove per affrontare quelle paure ed emozioni negative • Gratificarlo IL TERRORE NOTTURNO è un avvenimento di gran lunga diverso dall’incubo. Il pavor nocturnus compare di solito intorno alla seconda ora della prima fase del sonno profondo. Durante la crisi di terrore notturno, il bambino è profondamente addormentato. Il bambino piange, urla è terrorizzato e il cuore batte velocemente. I genitori si allarmano, lo so è difficile! Ma non c’è nulla che possa essere fatto, non deve essere svegliato, si calmerà da solo dopo pochi minuti. Al suo risveglio, il bambino non ricorderà assolutamente nulla di quanto è accaduto durante la notte. I fattori scatenanti possono essere molti: • il primo tra tutti è la familiarità: se uno dei due genitori ne ha sofferto da bambino, è quasi certo che il proprio figlio ne soffrirà. • lo stress, sia fisico che psichico • Grandi cambiamenti, ansia, preoccupazioni sociali Alcuni consigli per ridurre o evitare l’insorgere della Paura notturna: • Interrompere il ciclo del sonno profondo: Svegliare il bambino circa 30 minuti prima del termine della fase di sonno profondo, all’incirca dopo 100 minuti che si è addormentato; fare in modo che si alzi dal letto e che parli un poco con voi per almeno 5 minuti, dopo farlo tornare a dormire nel letto. • Non spaventare ulteriormente il bambino: non gridare, non scuotere e non svegliare il bambino durante la crisi di terrore notturno. • Non allarmarmi durante la crisi e mantenere uno stato emotivo rassicurante • Dedicare molto tempo al dialogo con vostro figlio, ascoltatelo empaticamente, fatelo sentire capito e aiutatelo a divenire consapevole delle sue emozioni e a regolare le emozioni stesse. Di fronte a emozioni negative non negate e o banalizzate il suo malessere, piuttosto ascoltatelo e accompagnatelo nel trovare strategie idonee a fronteggiare le situazioni fonte di stress emotivo. • Prima di andare a letto raccontate storie rasserenanti • Insegnategli tecniche di rilassamento (respirazione pranica e profonda, yoga, meditazione, etc) Cordialmente resto a sua disposizione, Dott.ssa Rizzo Gabriela
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